San Giovanni in Laterano


Questa antica basilica, detta Aurea per i ricchi rivestimenti di marmo giallo dai riflessi dorati, fu eretta al tempo di Costantino sull’area di Castra nova severiana degli equites singulares, la guarda a cavallo degli imperatori. Di questi castra sono stati ritrovati avanzi in recenti scavi e forse la facciata della basilica altro non è che l’unico frontone della caserma degli equites opportunamente adattato. Non sappiamo quanto il Laterano divenne basilica cristiana ma certamente fu nel IV secolo poiché già al tempo dell’Editto di Milano troviamo donata alla Chiesa la Domus Faustae costantiniana e papa Milziade poté riunirvi il primo concilio contro di Donatisti. […]

Il papa, come vescovo di Roma, subito dopo l’elezione e a consacrazione si è sempre recato in fastoso corteo a “prender possesso” della cattedrale di Roma, che è in pratica la propria sede vescovile. Un tempo la cerimonia si svolgeva con dei particolari caratteristici nella basilica e ancora più nel Patriarchio, che furono poi accantonati da Pio V in poi. Restò una cavalcata pittoresca da S. Pietro alla basilica lungo l’antica via Papale, testimone peraltro della famosa leggenda della papessa Giovanna nel tratto di via dei Querceti. Ormai il papa prende possesso di S. Giovanni in automobile e la fastosa immagine del corteo con codazzo di Guardia Nobile, bussolanti e cardinali è solo un ricordo dei tempi in cui il prestigio della Chiesa e della sede di Roma si murava anche da fasto delle cerimonie.

Tra le leggende legate alla basilica va segnalata quella legata alla notte del 23 giugno, vigilia della festa di S. Giovanni, nella quale si diceva che le streghe si riunissero nei prati intorno ala basilica e che i Romani si divertissero a cacciarle via a suon di “pernacchie”. Si diceva inoltre che le streghe fossero capitanate ora da Diana, ora da Minerva, ora da Erodiade, talvolta da tutte e tre insieme; poi Diana e Minerva scomparvero lasciando a guidare il saba la sola Erodiade, la folla baccante che chiese la testa di Giovanni e l’ottenne. Le streghe si riunivano anche contemporaneamente sotto i noce di Benevento e nella valle di Norcia e si spostavano, naturalmente, a cavallo della famigerata scopa. Oggi di queste cose si ride ma non sempre fu così; vi sono letterati che ne hanno scritto seriamente e diffusamente, e per lo più sono preti o persone legatissime alla chiesa, tra le quali Martino del Rio, Paolo Grillando (un Inquisitore!), Bartolomeo Spineo (frate e Maestro del Sacro Palazzo!). Oltre le “pernacchie”, i Romani adoperavano anche altri scongiuri ma al tempo stesso cercavano di vedere le streghe, sia sulla piazza di S. Giovanni che a Colosseo, altro luogo ritenuto sede di saba.

Bastava portare una forcina appesa al collo, oppure agitare fiaccole e campanelle e poi tenere in bocca al collo il principe degli scongiuri, un capo d’aglio. Così il Belli:

Ma a me, co’ no scopijo ar giustacore
E un capo-d’ajo o dua sott’a li panni
M’hanno da rispettà come ‘n zignore.

(Il brano è tratto da: Rendina C., Paradisi D. (2004), Le strade di Roma, Newton & Compton Editori, Roma)

Indirizzo:Piazza di San Giovanni in Laterano - 00184 Roma

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