Santa Maria Maggiore


La basilica viene tradizionalmente ritenuta quella che, nel 352, papa Liberio e Giovanni Patrizio, un ricco romano, avrebbero fatto costruire in seguito ad una contemporanea visione della Vergine, apparsa loro separatamente nella notte tra il 4 e il 5 agosto, chiedendo le fosse eretto un tempio nel luogo ove avrebbero trovato neve fresca. Il luogo ove i Romani videro la neve di agosto è appunto il Cispio, cima dell’Esquilino ove sorge il magnifico tempio; perciò, ogni 5 agosto, nella cappella dedicata alla Vergine, una nevicata di petali di fiori bianchi ricorda ancora oggi il prodigio. […]

L’antica basilica era splendidamente adornata di stupendi mosaici, in parte ancora esistenti con vari restauri. Particolarmente importanti sono i 36 riquadri del V secolo, probabilmente commissionati da Sisto III: essi costituiscono la più interessante documentazione dell’arte musiva del Basso Impero, ancora fortemente legata alla tecnica e all’ispirazione dell’età classica.

C’è poi l’immagine della Madonna detta S. Luca, perché attribuita all’evangelista, che fu medico e pittore; si dice portata da Gerusalemme a Roma ai tempi di Sisto III.

Da allora girava in processione per la città in speciali circostanze, e si tramanda che fu oggetto della processione organizzata da Gregorio Magno nel 590 fino a S. Pietro per la pestilenza che affliggeva Roma. Si dà il caso che l’immagine è chiaramente Bizantina e probabilmente risale al XII secolo; saltano così l’attribuzione all’evangelista e l’identità con quella usata da Gregorio Magno.

Santa Maria Maggiore conservò l’antica forma fino ai tempi di Niccolò IV: da lui cominciano i cambiamenti che la ridurranno alla presente forma. Nel XIV secolo il cardinal d’Estouteville apre le due porte laterali nell’abside; poi Alessando VI, ancora cardinale, fa completare il meraviglioso soffitto che, si dice, dorato con il primo ora arrivato dall’America appena scoperta; Sisto V e Paolo V vi edificano le loro splendide cappello, ovvero la Sistina e la Paolina, opere rispettivamente di Domenico Fontana e Flaminio Ponzio. Infine, Benedetto XIV nel 1743 erge la facciata attuale con la loggia delle benedizioni che, purtroppo, copre alla vista i bellissimi mosaici della facciata antica. La basilica vide, oltre all’eccidio dei seguaci di Ursicino, anche il tentativo di Olimpio di uccidere Martino I mentre celebrava la Messa; ma l’esarca, appena entrato in chiesa, fu improvvisamente reso cieco e non potè effettuare quanto aveva disegnato. Il fatto p ricordato da un rilievo marmoreo del Lironi (1730 ca.)posto sopra la Porta Santa. La sera di Natale del 1075 Cencio Frangipane catturò il grande Gregorio VII mentre anche lui diceva la messa in Santa Maria Maggiore; lo stava conducendo ad una delle sue torri, quando il popolo in tumulto glielo tolse di mano e lo ricondusse trionfalmente in chiesa, dove il papa riprese la funzione interrotta come se nulla fosse accaduto. […]

Nel 1370 la basilica ebbe il suo campanile, il più grande di Roma, che fino al secolo scorso conservava una campana chiamata della Sperduta, poiché si raccontava che una pellegrina, venendo a piedi a Roma perdesse la strada ai Cessati Spiriti e si raccomandasse alla Vergine per essere aiutata. Subito udì i rintocchi di una campana spandersi nella notte, seguendo i quali, raggiunse la piazza di Santa Maria Maggiore e fu salva. In ricordo del fatto, la pellegrina lasciò una rendita affinchè alle due di notte venissero suonati alcuni rintocchi di questa campana, oggi sostituita da altra donata da Leone XIII; l’antica, opera di Guidotto e Andrea Pisano nel 1289, si conserva in Vaticano. Nella basilica andavano a messa i Savoia, ai quali era inibito l’uso della Cappella del Quirinale poiché nessun sacerdote, dopo il 1870, accettava di celebrar Messa. Però le cose non andavano bene nemmeno a Santa Maria Maggiore; il Capitolo considerava i reali come fedeli qualunque e rifiutava di porre i cuscini rossi di gaia sui loro inginocchiatoi. Cosicchè si vedeva uno staffiere portare i cuscini della reggia e disporli in loco prima dell’arrivo dei reali d’Italia, riportandoli via dopo la funzione.

(Il brano è tratto da: Rendina C., Paradisi D. (2004), Le strade di Roma, Newton & Compton Editori, Roma)

Indirizzo:Piazza di Santa Maria Maggiore - 00185 Roma

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