
Questa basilica si fa risalire al tempo di Pasquale I, cioè all’820 ca.; ma esistette certamente un titulus Praxedis assai prima, in quel vicus Lateranus di cui a tutt’oggi non si conosce l’esatta ubicazione. Doveva comunque sorgere nei pressi dell’attuale via di S. Giovanni, poiché le case dei Laterani si estendevano per un bel tratto della regione celi montana. Pasquale I cambiò il sito della chiesa ricostruendola nel luogo attuale. Subì restauri nei secoli XV, XVII e XIX che ne alterarono alquanto il primitivo carattere, anche se conserva la struttura medievale con il protiro di accesso all’atrio scoperto e, quindi, alla chiesa. Nel centro del rifatto pavimento cosmatesco, un disco di porfido ricopre il pozzo nel quale la santa raccolse i resti e il sangue dei martiri (parecchie migliaia e, per questo, la chiesa è una della più venerate di Roma). Verso la metà della navata, si apre la più bella cappella della basilica e l’unico monumento bizantino rimasto in Roma, dedicato a S. Zenone da papa Pasquale che la fece edificare. Per la ricchezza e la bellezza dei suoi mosaici, è detta «giardino del Paradiso»; vi conserva quella che la tradizione vuole sia stata la colonna alla quale fu legato Gesù per esservi flagellato. La colonna fu portata a Roma da Gerusalemme nel 1223. Notevoli anche i mosaici dell’abside, in uno dei quali è raffigurato papa Pasquale con la testa cinta dal nimbo quadrato, segno inconfondibile che il pontefice era vivo quando fu fatto il mosaico. […]
Ma S. Prassede è legata a un famoso fatto di cronaca medievale nel vivo delle lotte baronali tra le famiglie dei Frangipane e i Pierleoni. Nel 1118, dopo vari scontri, sembrò trovarsi un accordo nella persona di Giovanni Caetani che fu eletto con il nome di Gelasio II; poi i frangipane ci ripensarono. E mentre il povero papa celebrava la messa in S. Prassede, sotto la scorta di Stefano dei Normani e dei Pierleoni, Cencio e Leone Frangipane fecero irruzione in chiesa con i loro armati. Nello scontro che ne seguì, il papa ebbe la possibilità di darsela a gambe raggiungendo Giovannipoli alla basilica di S. Paolo. Ma non trovandosi sicuro neanche lì, si imbarco per la Francia, e dopo numerose peripezie morì nel gennaio del 1119, ospite dell’abate di Cluny.
L’avvento al soglio di Pietro dell’energico Calisto II, nel giugno del 1120, aprì una parentesi breve ma significativa nella lotta per le investiture, comportando un offuscamento dei Frangipane, offuscamento che si tradusse con la distruzione di buona parte delle costruzioni del Campo Torrecchiano di proprietà dei Frangipane.
(Il brano è tratto da: Rendina C., Paradisi D. (2004), Le strade di Roma, Newton & Compton Editori, Roma)
| Indirizzo: | Via di Santa Prassede - 00184 Roma |
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