VIA NAZIONALE

Le origini di questa via risalgono al progetto urbanistico del pro ministro delle Armi Pontificie di Pio IX, il monsignore Francesco Saverio De Merode, che per la creazione di un nuovo quartiere nella zona fronteggiante le Terme di Diocleziano aveva acquistato tutta la vallata detta di S. Vitale, estesa alla metà dell’Ottocento nei territori appunto intorno all’attuale via. Voleva farne un quartiere moderno, ma riuscì soltanto a far costruire tre stabili all’inizio della via che si chiamò Nuova Pia in omaggio a Pio IX, nonostante avesse posto in vendita le aree a soli 50 centesimi il mq. Quelle costruzioni, oltretutto, non fecero buona impressione ai Romani, tanto che lo stesso Pio IX, in una delle sue ultime passeggiate per la città, notando l’uso di una scadente pietra bianca, pare abbia domandato “se le case si costruivano anche con la ricotta”. Una battuta che rifletteva la consapevolezza di una speculazione edilizia nell’operazione.

Nel 1871 il prezzo delle aree era già salito a due lire e una decina di anni dopo a trecento il mq, ma il Comune di Roma aveva già stipulato con il De Merode una convenzione e aveva acquistato tutte le aree fabbricate senza “apportarvi alcuna modifica, quantunque sia incomoda l’obliquità delle medesime vie per la ragione che in esse trovasi già costruiti importanti fabbricati”. Infatti le strade tracciate dal De Merode come sbocco alla Nuova Pia si inserivano in un preesistente sistema viario che aveva origini romane. In ogni caso si rinviava ad una successiva sistemazione il resto, costituito da orti e vigne non proprietà del porporato. La strada Nuova Pia si chiamò allora via Nazionale e avrebbe dovuto aprirsi con un grandioso arco trionfale in onore di Vittorio Emanuele II. La morte del re fece accantonare il progetto, sostituito dal monumento di Piazza Venezia. Anche la via doveva giungere con vario tracciato fino alla Fontana di Trevi ma, anche per ragioni di economia, si decise di attenersi al tracciato attuale e far terminare la strada all’incrocio con al via Ventiquattro Maggio.

E furono costruite case residenziali per un ceto medio-alto borghese; gli architetti s’impegnarono nel progetto di palazzi ricchi di marmi, decorazioni a stucco, colonne, statue e ferri battuti in una struttura piuttosto omogenea, ma che a volte riservò soluzioni più originali come i palazzi Pascucci al n.54 del 1879, Calderai al n. 82 e Morosi al n.196 edificati uno di fronte all’altro da Mario Moretti. Ancora più efficaci le risoluzioni architettoniche dell’edificio di Luca Carimini ai nn.66-69 costruito nel 1888 e quelli di Gaetano Koch, Voghera e Hueffer.

Palazzo delle Esposizioni. È vicino a S. Vitale e fu realizzato tra il 1880 e il 1882 su progetto di Pio Piacentini, vincitore del concorso bandito nel 1878. Fu questo il primo edificio pubblico di Roma capitale, per il quale si sentì l’esigenza di una decorazione figurativa di tipo laico; la sua realizzazione suscitò invece polemiche per la facciata senza finestre, il volume bloccato e lo stile poco “italico”, malgrado la profusione di colonne. Non risultò efficace in sostanza la grande decorazione statuaria, raffigurante pittori, scultori e allegorie artistiche, per la prima volta in Roma a posto di angeli e santi, perché di scarso peso nei confronti della mole dell’edificio, reso ancora più imponente dall’ampia scalinata e l’arretramento rispetto al filo stradale.

Palazzo della Banca d’Italia. Questo edificio fu costruito sull’area dell’antico orto Mercurelli che, affittato a «padron Domenico», forniva ortaggi agli abitanti della zona allora peraltro scarsamente abitata. Il progetto di Gaetano Koch era del 1886 ma i lavori si protrassero fino al 1894.

Teatro Eliseo. Nacque nella primavera del 1900 come teatro all’aperto sulla terrazza del palazzo Rospigliosi, e fu coperto in occasione dell’Esposizione del 1911; venne inaugurato nel settembre 1910 con il nome di Teatro Apollo. Era il primo teatro realizzato con struttura portante in cemento armato e copertura in tela metallica intonacata; l’ingresso su via Nazionale risale al 1914 per il salone adibito a caffè-ristorante ricavato sopra il preesistente edificio dei Magazzini Piatti. Questo si chiamò Salone e funzionò come tabarin. Nel 1938 il teatro fu completamente rinnovato su progetto di L. Piccinato, come lo vediamo più o meno oggi, e fornito di un’ampia pensilina all’entrata. Il salone divento il Ridotto e, passata la moda dei the danzanti, ospita spettacoli di prosa e recital culturali.

Villino Hueffer. È al n.191, quasi di fronte al palazzo della Banca d’Italia; fu realizzato da Gaetano Koch nel 1890. È l’unico edificio in piccola scala della via, ingentilito nelle forme, nel contesto dei palazzoni che lo circondano, da minuti motivi floreali. Notevole la loggia di stile sansovinesco e la balconata del primo piano.

(Il brano è tratto da: Rendina C., Paradisi D. (2004), Le strade di Roma, Newton & Compton Editori, Roma)




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